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I Grandi in Passerella

I Grandi in Passerella

Ricordate il film cult "Il Diavolo Veste Prada"? In una scena tra le più celebri Miranda Priestly, direttrice di una fittizia rivista di moda ispirata a Vogue, bacchetta la sua assistente poco interessata alle questioni modaiole, sbugiardando idealmente tutti coloro che amano considerarsi al di sopra delle influenze delle passerelle. Lo fa spiegando qualcosa che gli addetti al lavori sanno da sempre: pur manifestandosi nella luce e nel clamore delle passerelle, la moda lavora silenziosamente.

Ispira, lancia spunti, diventa tendenza, si presta a reinterpretazioni che diventano tendenze a loro volta. E così, finisce per insinuarsi nei nostri armadi senza che ce ne rendiamo conto. 
Basti pensare al tubino nero, la "petite robe noire" inventata da Coco Chanel nel 1926 e divenuta il capo femminile per eccellenza. O all'abitudine, automatica per le donne di oggi, di studiare l'abbinamento tra un abito e i suoi accessori: fu Christian Dior il primo ad associare scarpe, borse, foulard (e smalti!) ai suoi outfit da passerella. Due giganti della moda, Chanel e Dior, che non si amavano affatto: di lui, lei diceva "addobba poltrone, non veste donne", accusandolo di proporre abiti antiquati e scomodi da indossare. Così diversi e diversamente rivoluzionari, avranno alla fine ragione entrambi: perché la moda è scenografia ed eleganza, ma anche portabilità e quotidianità.

A creare un nuovo e moderno equilibrio tra le due filosofie è Yves Saint Laurent, il primo a introdurre capi del mondo maschile, come il blazer e il trench, in quello femminile. Un'intuizione che, qualche anno dopo, Giorgio Armani saprà esaltare con maestria, inventando la cosiddetta giacca "destrutturata". D'altra parte, non c'è gusto come quello italiano. Hollywood l'aveva già scoperto negli Anni '20 con Salvatore Ferragamo, "il calzolaio delle stelle" che nella sua boutique vestiva i piedi delle star del cinema. Il resto del mondo non ci impiegherà molto a innamorarsi del Made in Italy. Merito del genio creativo di stilisti-personaggi capaci di metterci la faccia e diventare essi stessi leggenda: da Versace, che per le sue memorabili creazioni attingeva alla storia dell'arte, a Valentino, capace di legare per sempre il proprio nome a una precisa tonalità di rosso. E ancora Miuccia Prada, che ha reso l'azienda di famiglia un'icona mondiale dello stile, Domenico Dolce e Stefano Gabbana, che hanno portato le suggestioni della cultura italiana su tessuto, Roberto Cavalli, re della pelle e del denim in versione haute couture.

12 NailArt per raccontare gli stilisti più grandi: sfogliale a pagina 42 di Nailpro.

Tags: Detto tra le Unghie

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